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Futuro del Volontariato nel soccorso sanitario extraospedaliero in Lombardia

Serata 26 giugno

Il 26 giugno si è tenuto il terzo di una serie di eventi organizzati da AVIS Meda per celebrare tre importanti anniversari che ricorrono in questo 2023: 65 anni dalla fondazione dell’associazione, 50 dalla nascita della sezione che si occupa del servizio ambulanza e 10 dalla messa in opera del progetto Meda Città Cardioprotetta

Nel corso della serata sono stati affrontati temi di carattere urgente che riguardano non solo la nostra associazione, ma anche tante altre realtà di volontariato nell’ambito del Soccorso Sanitario Extraospedaliero in Italia e in particolare in Lombardia. Per approfondire al meglio il discorso sono intervenuti importanti rappresentanti delle principali parti coinvolte: Stefano Ravasenghi (Presidente Anpas Lombardia), Diego Saggiante (coordinatore AAT Monza e Brianza, a fare le veci di Alberto Zoli, direttore generale di AREU), Luca Santambrogio (Sindaco di Meda e Presidente della provincia Monza e Brianza), Marco Trivelli (direttore generale dell’ASST Monza e Brianza, a fare le veci dell’Assessore al Welfare Guido Bertolaso) ed il nostro presidente Renato Nobili. 

Fin da subito si è chiarito il contesto in cui ci muoviamo, ossia un servizio che fa parte dell’assistenza sanitaria nazionale, ma che ha la peculiarità di essere costituita da cittadini qualunque, senza alcun titolo di studio in materia sanitaria. Il mondo del Soccorso Sanitario Extraospedaliero è perciò oggi costituito, in Lombardia, da persone che, dopo aver seguito un corso di 120 ore teoriche e 60 di tirocinio pratico, e dopo aver superato il relativo esame di certificazione, portano soccorso in caso di emergenza-urgenza a tutti noi cittadini. 

Ora cerchiamo di capire come funziona il complesso meccanismo che si attua quando si chiama l’112, il Numero Unico per le Emergenze (NUE) attivo in tutta Europa. Una volta digitato il numero risponde una centrale operativa che si occupa di localizzare ed identificare il paziente al fine di capire di quale servizio abbia bisogno per poi inoltrare la chiamata al servizio prioritario. In caso di necessità di tipo sanitario la chiamata viene presa in carico da un’altra centrale che decide quali mezzi di soccorso allertare e se attivare un mezzo di soccorso di base (l’ambulanza) oppure questa insieme ad un mezzo di soccorso avanzato (MSA2 con a bordo un medico ed un infermiere e/o MSA1 con a bordo un infermiere) a seconda della gravità della situazione.

Da qui è nata la discussione in merito a fin dove possa arrivare la professionalizzazione della figura del soccorritore, consci che al momento non possa essere sostituita da un professionista del settore, sebbene sia giusto chiarire che sulle ambulanze lavorano anche soccorritori di professione, che hanno, però, la stessa formazione del personale volontario.

Purtroppo nemmeno in questa occasione siamo riusciti ad individuare una risposta convincente, ma insieme al dott. Saggiante si è ragionato sull’ambizioso obiettivo di avere in futuro una coorte di soccorritori istruiti e addestrati costantemente a saper fronteggiare nel modo più professionale possibile, e, quindi, con le migliori competenze, le situazioni che si possono presentare in un contesto di emergenza-urgenza. Allo stesso tempo, lui e il dott. Ravasenghi, si sono trovati d’accordo sul fatto che ad oggi sono i protocolli forniti a tutti coloro che operano su questi mezzi e in queste condizioni ad essere lo strumento di salvataggio in ogni momento. 

Altro tema scottante emerso è stato quello del continuo e costante calo di volontari, fenomeno ormai noto ai più, ma da non lasciare irrisolto. A tal riguardo è intervenuto anche il sindaco Santambrogio, dichiarando che si tratta di un problema strutturale che lui per primo ha notato anche a livello della partecipazione politica, quindi la domanda è stata la seguente: ma se i volontari scomparissero nel tempo, e ciò è molto probabile a breve-medio termine, quali figure ne prenderanno il posto? Come si pensa di poter gestire questa situazione a livello organizzativo regionale?

Ravasenghi, riconoscendo che non si può ormai più pensare che i volontari entrino in associazione e vi rimangano per trent’anni in quanto la società di oggi ci impone altri ritmi, evidenzia che la loro mancanza sarà un grosso problema negli anni a venire, ma al contempo suggerisce di lavorare tanto con scuole, università ed altre realtà di volontariato, oltre che fare rete tra associazioni di soccorso. L’obiettivo è quello di far conoscere questa realtà al maggior numero di persone possibile e di illustrare quali siano le necessità del soccorso sanitario extraospedaliero in Lombardia che, come abbiamo compreso, è e sarà sempre più strutturato e regolamentato. 

E’ ora più comprensibile e tangibile come, in merito a questo servizio, dal ruolo sociale rilevante e fondamentale, basato in gran parte sull’atto volontario di persone che fanno altro nella vita, sia necessario che nascano numerose riflessioni e attenzioni. 

Come dice il dottor Trivelli, infatti, oggi sta venendo a mancare la percezione della grandezza della vita, il senso che le diamo e le modalità con cui ci poniamo nei confronti del prossimo. Sull’onda dell’emergenza, come quella recente dell’Emilia Romagna, noi tutti siamo estremamente solidali, tuttavia da lì scatta in pochi la riflessione e la presa di coscienza di un impegno nel sociale più strutturato e continuativo nel tempo. 

Un altro tema importante emerso nel corso della serata è anche quello che riguarda la possibilità di poter mettere in atto un miglior lavoro di filtro telefonico sulla selezione e assegnazione delle missioni per i mezzi di soccorso. A fronte del fatto che comunque ad oggi in pronto soccorso il 75% delle persone si autopresentano, le chiamate all’112 non sono sempre giustificate e le richieste di aiuto riflettono le condizioni di una popolazione sempre più sola, in costante richiesta di aiuto e necessità di trasporti protetti. A questo già enorme problema ne fa seguito uno assai più grande, ossia quello che riguarda la carenza di personale sanitario in ospedale. Infatti, sempre più spesso, i mezzi di soccorso rimangono bloccati in pronto soccorso per ore e ore, in attesa che i pazienti vengano sbarellati, causando di conseguenza la mancanza di ambulanze attive e capaci di intervenire sul territorio.

Per riassumere: quali sono i miglioramenti che si possono mettere in campo? Al momento ci sono delle soluzioni in sperimentazione, altre già avviate e che cercano di intervenire puntualmente su situazioni specifiche, ma molto ancora si deve fare. Infatti, se la soluzione di offrire supporto medico attraverso chiamate o videochiamate con il paziente può essere una buona opzione, la soluzione migliore deve essere quella di fare in modo che la popolazione non veda il pronto soccorso come primo ed unico salvagente: nei casi non gravi, la medicina sul territorio deve intervenire così come la presa in carico reale delle cronicità deve saper rispondere alle esigenze di tutti. Sebbene la carenza di medici di medicina generale renda sempre più difficile l’attuazione di questo meccanismo che, tuttavia, sarà sempre più indispensabile con il passare degli anni, l’azione deve proprio partire da lì, fondamenta del sistema.

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